Brunello di Montalcino
La seconda metà dell’ottocento è la culla temporale di uno dei più prestigiosi vini di Toscana: il Brunello di Montalcino.
Brunello di Montalcino: storia di un vino mito in Toscana
Nella Toscana meridionale dell’ottocento il Moscaldello di Montalcino era talmente rinomato da essere studiato da produttori di vino come Clemente Santi, che analizzò una variante del Sangiovese classico: il Sangiovese Grosso, detto Brunello per il colore scuro degli acini. La produzione di vino da questi vitigni, tramandata secondo tradizione da padre in figlio, raggiunse livelli di eccellenza tanto che, dopo il 1950, la fama del vino Brunello si estese dalla Toscana al mondo intero. Oggi il Brunello di Montalcino è garantito da una denominazione prestigiosa quale la D.O.C.G. (denominazione di origine controllata e garantita) distinguendosi come vino limpido e brillante dal colore granato.
Nato tre secoli fa, il Brunello di Montalcino, sopporta lunghi invecchiamenti che lo migliorano nel tempo se conservato in cantine fresche e buie, a temperatura costante ed in assenza di rumori e odori. Con un titolo alcolometrico minimo di 12% il Brunello di Montalcino dopo la vendemmia deve essere sottoposto ad un affinamento di due anni in contenitori di rovere e di almeno quattro mesi in bottiglia; non potendo essere commercializzato prima del 1 gennaio del quinto anno successivo la vendemmia. L’eleganza e il corpo che distinguono il Brunello di Montalcino, vanto della produzione vinicola Toscana, lo portano ad abbinamenti con piatti tipici toscani: carni rosse, selvaggina da penna e da pelo eventualmente accompagnate da funghi e tartufi; oppure piatti internazionali a base di carni o salse strutturate. Vino corposo da meditazione, il Brunello di Montalcino è ottimo servito in calici ampi e panciuti magari e accompagnato da stuzzichini di pecorino della Toscana; un abbinamento da provare durante la vostra vacanza in Toscana a Villa Le Fonti!
Affitta una villa vacanza in Toscana, prenota ora a Villa Le Fonti.

